De Anima (Aristotele) / Sentencia libri De anima (S. Tommaso) / La struttura della persona Umana, II (Edith Stein).

De Anima, A,1 402a 1-7; 403a 10-28; 403a 25-b 19 (Aristotele)
Sentencia libri De anima, brani paralleli (S. Tommaso)
La struttura della persona Umana, II (Edith Stein).

                 Le tre testi ci presentano informazioni importanti su come studiare o considerare la cognizione umana, più ancora, l’anima umana. Evidentemente ognuno ci porta a una visione specifica dell’uomo d’accordo con il loro tempo. Aristotele raccoglie tutta la visione precedente dell’anima umana, specialmente quella di Platone e presenta la sua, particolarmente nuova e originale attraverso la dialettica, come vedremo specialmente nel commento di S. Tommaso, che oltre essere uno dei più importanti commenti già fatti su De Anima, la principale peculiarità sia il fatto di essere anche il primo commento fatto dal dottore angelico di un’opera di Aristotele. È dunque a partire dell’elaborazione di questo primo commento che possiamo vedere formarsi lo stilo definitivo utilizzato da lui per i suoi altri commenti di Aristotele. Edith Stein, anche cerca di analizzare la struttura della persona umana con uno sguardo che sia più d’accordo con il mondo contemporaneo, e trova una definizione abbastanza profonda, come corpo, anima e spirito, attraverso la distinzione tra i diversi atteggiamenti antropologici e, penso che il suo grande contributo sia soprattutto portare all’attualità quella visione aristotelico tomista, però attraverso un nuovo sguardo, che è quello fenomenologico. 


            I commenti medievali avevano due funzioni principali: spiegare il testo di un autore e fare quel conoscimento continuare avanti. Il commento di S. Tommaso a De Anima, specialmente del libro I, non è totalmente originale, porta prestiti di Temistio e di S. Alberto magno ma dato la brevità di questo elaborato, lasciamo fuori questi aspetti storici e fermiamoci sul suo contenuto.
       S. Tommaso comincia con un riferimento a una parte del libro De Animalibus in cui Aristotele dice essere necessario anzitutto considerare ciò che è comune in ogni cosa per solo dopo considerare quello che sia proprio di ognuno di quel genero, essendo ciò necessario – come nella metafisica – affinché non si venga ripetere sempre lo stesso. Allora applicando questo metodo nell’analisi che si deve far sugli esseri animati, abbiamo: 1. Il comune a tutti gli esseri animati (il comune è proprio l’anima) e 2. Il proprio di ogni essere animato. Così dice Tommaso, Aristotele per arrivare alla conoscenza delle cose animate prima studia quello che è comune a loro, ossia, l’anima, trattando di ciò che è proprio di ognuna di loro soltanto dopo.
            Dopo di questo, l’Aquinate passa a dire sul proemio di Aristotele e i suoi tre oggettivi di studio che devono fare parte di qualsiasi proemio: 1. Diventare lo studio benevolo, attraverso la dimostrazione dell’utilità; 2. Diventare docile lo studio, stabilendo l’ordine e divisione del lavoro; 3. Diventare attento lo studio, attestando la difficoltà del testo.

            Sul primo scopo Tommaso afferma che il filosofo diventa lo studio benevolo dimostrando la dignità e l’utilità. Così passa a dire proprio sulla dignità della scienza, essendo che ognuna buona e di gran valore, però attraverso l’esposizione dei beni, alcuni sono degni soltanto di lode e altre invece sono anche di grande valore, così lui fa una relazione tra i beni dell’uomo e la scienza: i beni che sono ordinati a qualche fine e quelle che sono per sé stessi, che corrispondono alle scienze pratiche e quelle speculative rispettivamente. Così le scienze speculative sono dette buone e di grande valore, già che sono in sé stessi, le scienze pratiche invece sono dette soltanto lodevoli, perché sono in vista dell’azione, ma anche nelle scienze speculative ci sono graduazione, che posso essere viste a partire dell’azione, allora le scienze speculative sono graduate d’accordo con l’oggetto (è più onorevole la scienza che è meglio e di maggiore valore) e con la qualità (è più onorevole quella che è più certa). Allora conclude che la migliore è quella che tratta delle cose più onorevoli, ancora che siano meno certe e in questo senso la scienza dell’anima è la più onorevole in sé stessa, tra le tutte le altre, più nobile nel suo modo e qualità e la più certa e evidente per tutti.  L’utilità di questa scienza si può vedere nella metafisica (f. prima), morale e nelle scienze naturali.
            Nel che riguarda alla seconda parte del proemio, l’ordine, Tommaso dice che abbiamo l’intenzione di considerare e conoscere l’anima di due forme: la sua natura o sostanza e le sue accidenti (solo dell’anima, intelligenza – per causa dell’anima, tristezza, piacere, fantasia ecc.)
            Infine tratta della difficoltà che consistono in: conoscere la sostanza dell’anima e anche conoscere gli accidenti. La difficoltà di stabilire una definizione si da perché bisogna sapere la sostanza dell’anima, le parti dell’anima e l’ausilio a partire degl’accidenti.
                                                                                Sostanza à potenza o atto
                                       Sostanza     à   genero  à  quantità
                                       dell’anima                            qualità
            Presenta ancora le difficoltà riguardo alle potenze dell’anima (intellettiva, sensitiva e vegetativa ecc. E già alla fine del primo capitolo Tommaso ci presenta le difficoltà che emergono in quanto ciò che è utile alla definizione dell’anima., cioè, i suoi principii essenziali e quelle accidentali.

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