III Domenica di Avvento

(Anno A) – Gaudete
(Is 35,1-6a.8a.10; Sl 145; Gc 5,7-10; Mt 11, 2-11)

Spera nel Signore



         Carissimi fratelli e sorelle, oggi celebriamo la terza Domenica di Avvento, la così chiamata “Domenica Gaudete”. Gaudete dal latino significa rallegrarsi, gioire, perché siamo già alla metà del Tempo di Avvento, il Natale è vicino e dunque abbiamo già cominciato un percorso di preparazione, i presepi già ci sono, le luce nelle vie anche ci fa pensare che questo non è un evento comune, ma il grande evento della storia dell’umanità. Il Natale è la festa dell’incarnazione di Gesù, e questo significa che Dio è in mezzo a noi, con noi e per noi. Vorrei proporre come tema della nostra meditazione d’oggi cosa significa aspettare, il rallegrarsi nella spera. Già che la spera, alle volte può essere anche motivo di impazienza, oppure angoscia, mancanza…
         La prima lettura presenta poeticamente l’allegria e felicità degli ebrei ritornate dall’esilio, una allegria manifestata anche per la natura “Si rallegrino il deserto e la terra arida, esulti e fiorisca la steppa” (Is 35, 1-2). Il motivo della gioia è la liberazione dell’oppressione straniera, la possibilità di adorare nuovamente a Dio nel culto dovuto, ma questa esultazione c’è anche un senso profetico forte perché parla ancora di salvezza, di una ricompensa divina, di una Venuta Divina. (cfr. Is 35, 4-5). Dunque ci sono sensazione diverse, la gioia di una liberazione e un’aspettativa ancora più importante, di una venuta messianica, divina.
         Qui troviamo la chiave di lettura per la nostra meditazione, aspettare soltanto può essere qualcosa buona, quando non è ansia, ma una certezza di qualcosa buona che viene con sicurezza, questo aspettare non è confuso con l’ansia, ma si identifica con la speranza, è gioia, allegria e è giustamente questo il senso di questa “Domenica Gaudete.” Dunque questo è l’oggetto della nostra ricerca spirituale di questa celebrazione, addentrare profondamente nella speranza soprannaturale e non c’è nessun problema se in questo momento della nostra vita forse siamo più in ansia che in speranza, perché questo percorso cominceremo adesso, nesta liturgia, insieme tra noi e con l’aiuto dello Spirito Santo.
         Carissimi come abbiamo meditato nella prima Domenica di Avvento (http://padregilberto.blogspot.com.br/2013/12/i-domenica-di-avvento-is-21-5-sl-122-rm.html) la nostra attesa della venuta del Signore non è infondata, Egli è già venuto una volta nel seno dello Vergine Maria, Vieni ogni giorno nell’eucaristia e verrà un’altra volta nella gloria (cfr. Ap 7,16-17; 21-2-4). Questo sappiamo per rivelazione della Scrittura, e per esperienza nella comunione sacramentale. Dunque è un dato proprio di fede e chi cominciamo a vedere che la speranza non è possibile senza la fede.
         La fede già c’è l’abbiamo, ricevuta da Dio, d’altra forma non ci sarebbe qui, in questa messa, ma è anche vero che alle volte la dimentichiamo un può, o la permettiamo dormire, perché non è difficile faticarsi in questo mondo pieno di cattiveria, menzogna, calunnia, oppure perché la società odierna è sempre molto affrettata, non ci lascia tempo da pensare, alle volte quello che doveva essere motivo di gioia diventano preoccupazione, angoscia, famiglia, figli, lavoro, studio ecc., così, sappiamo bene non è semplice rimanere sempre in spirito di preghiera e questo è proprio il compito che il diavolo fa con efficacia, specialmente in queste tempi.
         Come la fede non delude e la chiesa è madre e maestra, l’invito oggi è proprio questo: trasformare, per la grazia di Dio e non attraverso un semplice volontarismo, la nostra ansia mescolata di preoccupazione in spera nel Signore.
         Gesù è la soluzione dal Padre per la nostra vita, per i nostri amori, famiglia, figli, lavoro, studio, basta permettere che questa realtà ci penetri al cuore. Contemplare il presepio diventa un aiuto ai nostri sensi per ricordare: Gesù conosce l’esistenza umana, ha vissuto nella carne la vita umana, conosce le nostre sofferenze e preoccupazioni, dunque facciamo ascolto alla voce dell’apostolo Giacomo, “Siate costanti, fratelli miei, fino alla venuta del Signore.” (Gs 5,7-10)
         Questo vediamo anche nel Vangelo, Giovani Batista ha fatto questa esperienza di fede, ha trasformato la sua angoscia del carcere in speranza teologale quando ha avuto la risposta di Gesù, che lui era proprio quello chi lui tanto aspettava e annunziava. (cfr. Mt 11. 2-4)
         Carissimi fratelli e sorelle, in questo offertorio invito a tutti a un atto veramente di fede: lasciare sull’altare non soltanto i nostri doni materiale, ma principalmente la nostra realtà vissuta, offrire a Dio la nostra vita, le persone che bisognano di noi, il nostro lavoro, il nostro studio, tutto quello che occupa tanto spazio nel nostro pensiero, l’incomprensione e che alle volte ci ruba la pace.
         Così il deserto della nostra esistenza diventa un fiume di vera gioia, ma per questo bisogna immergersi nelle profondità dell’amore di Dio, lasciarsi contagiare dalla fede che infatti ci fa sperare nel Signore, specialmente quando abbiamo l’impressione che le cose ritardano da venire, quando i risultati non sono quelle che abbiamo pianeggiato.
         Finiamo pregando alla Madonna che ha saputo sperare nel Signore, per generare il signore nel suo grembo, ma anche nel suo cuore, e diciamo come il salmista: “Viene Signore, a salvarci.

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