3ª Domenica di Pasqua


         In quella notte non presero nulla” (Gv 21, 3), Carissime fratelle e sorelle, cosa significa queste parole per noi? Io penso che significa la nostra luta e tentative diarie, perché anche noi, tante volte, non troviamo nulla. Tante volte non siamo in grado de compiere i propositi che abbiamo offerto al Signore, oppure quando le realtà di fede non penetra nel nostro cuore come ci piacerebbe.
         Ci siamo nel tempo pasquale e può essere che la vera gioia della risurrezione di Cristo non sia ancora la nostra gioia, come è successo anche con i apostoli, come abbiamo letto nel Vangelo. Questo non è propriamente una mancanza di fede, forse sia una mancanza di speranza soprannaturale, oppure un’stancamento che forse non conosciamo bene i motivi.
       In questo senso ci consola tanto, vedere che Gesù guarda e custodisci i suoi. La situazione di Pietro in questo passaggio, in modo speciale ci chiama l’attenzione. Quell’uomo di solito coraggioso, anche pieno di iniziative, è adesso un può strano, non c’è più l’iniziativa che comunque siamo a abituati a vedere in lui, non è più quello che invita le altre al lavoro, o che parla senza pensare, troppo spontaneo. Forse sia un può imbarazzato di aver negato il suo Signore tre volte e per questo motivo non si sente più il primo degli apostoli, il capo. Se fosse prima, lui certamente direbbe “andiamo a pescare” intimando agli altre, ma lo vediamo dicendo soltanto “Io vado a pescare” (Gv 21,3), non c’e il coraggio di dire agli altre, venite con me, cerchiamo di lavorare. Altra cosa che ci chiama l’attenzione è che lui torna a essere un pescatore comune, come era prima della scelta del Signore, non si sente più degno di essere un pescatore di uomini e di anime.
         Carissime, la nostra vita spirituale è molto simile a quella di Pietro, però la logica divina è il dato fondamentale che non possiamo ignorare. Dio quando ha scelto Pietro già lo sapeva di tutto quanto era in grado quell’uomo, di tutti di buono, pero anche tutto di cattivo che potrebbe fare. La Sacra Scrittura ci lascia chiaro questo. Ricordiamo nuovamente quello che abbiamo letto e meditato nella settimana santa: In verità io ti dico: questa notte, prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte(Mt 26,33), qui è molto chiaro che l’attitudine debole di Pietro non è una sorpresa a Gesù.
         Cari amici, cosa significa questo in vita mia? Tutto! Significa che io possa fare, può separarmi dell’amore di Dio, che i miei peccati anche possono essere tutto perdonati, come ci ricorda il Santo Padre Francesco, “Dio non si stanca di ci perdonare, noi è che si stanchiamo di chiedere perdono.” Questo significa anche che sempre sarà tempo di incominciare nuovamente, che il perdono e l misericordia di Dio ci restituisce, ci fa nuovi, tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta(1Cor 13, 7).
         C’è un altro piccolo però molto importante dettaglio che non ci può passare inosservato, Dio da a Pietro un’altra opportunità per confermare il suo grande amore a Lui e per me questo è il dialogo più bello e anche il più importante del Vangelo e per questo lo ho scelto per essere il mio motto di ordinazione sacerdotale, voglio ripetere e meditare nuovamente con tutti voi. Simone, figlio di Giovanni, mi più di costoro? Gli rispose: Certo, Signore, Tu lo sai che io ti voglio bene. Gli disse: Pasci i miei agnelli. Gli disse di nuovo, per la seconda volta: Simone, figlio di Giovanni, mi ami? Gli rispose: certo, Signore, Tu sai che io ti voglio bene. Gli disse: Pascola le mie pecore. Gli disse per la terza volta: Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?. Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse: Mi vuoi bene?, e gli disse: Signore, Tu conosci tutto; Tu sai che io ti amo. Gli rispose Gesù: pasci le mie pecore. (Gv 21, 15-17)
         Se Pietro ha rinegato Gesù tre volte, tre volte Gesù gli ha dato l’opportunità di riaffermare il suo amore e non è stato sodisfatto fino al momento in che Pietro Gli dicesse: “Io ti amo” e se fosse dieci o mille volte i peccati di Pietro il Signore gli domanderebbe dieci o mille volte: “Simone, Tu mi ami?
         Non importa in che situazione ci troviamo in questo momento, se felici o triste, se animati o disanimati, se disponibili o stanchi, Gesù domanda adesso, in questo momento a ognuno di noi: Tu mi ami? E la nostra risposta deve essere quella di Pietro: Signore Tu sai tutto, tu sai i miei peccati, Tu sai quante volte ho pensato di lasciare tutto, Tu sai tutto quanto porto in mio povero cuore, però Tu sai che Io Ti amo e voglio essere tuo per tutta la vita, perché da chi andremo? Soltanto Tu hai parole di vita eterna. (Gv 6, 68)
         Con l’aiuto della Madonna, rifugi dai peccatori, con l’aiuti della Chiesa trionfante, che sono i santi dal cielo, e con l’aiuto della Chiesa militante, che sono i cattolici di tutto il mondo diremo oggi e sempre: Signore ascolta il nostro umile pentimento, siamo qui per incominciare tutto nuovamente, adesso un può più fiduciosi in Te e meno in noi stessi.

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